Un divano di design da inventare

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Ci sono dei progetti che mi divertono, che attirano subito la mia attenzione, basta un particolare, un dettaglio e da lì inizio la mia ricerca.
Così è stato con questo progetto di Cédric Canaud, designer francese, “Le Stylobate, Le Reposant, La Tête, Le Bloc d’Hérodote e Le Plis”. Si tratta di una collezione di elementi componibili. Lo stilobate è infatti la pietra alla base della colonna, dal greco στυλος “colonna” e βάσις “base” (fatemi fare un po’ sfoggio della mia formazione da liceo classico!).

Si parte dalla struttura semplice e lineare della seduta per poi personalizzarla a seconda delle proprie abitudini: cuscini per sostenersi mentre si legge, dove appoggiare i piedi, oppure più morbidi dove rilassarsi…Banquette_Stylobate LeBlocD'Herodote_Stylobate_1

Qual è il dettaglio che mi ha colpito? “Le Bloc d’Hérodote”, da una parte il cuscino ha un manico mentre dall’altra una base in gomma che non lo farà scivolare una volta posizionato e che lo isolerà dal pavimento se lo appoggeremo per terra! Una piccola attenzione che mi piace molto.

E “La Tête”? Mi ricorda un galleggiante marinaro e allo stesso tempo una roccia!LaTete_Stylobatedivano modulare

Stiamo vivendo un tempo in cui dobbiamo essere sempre connessi, dove si è “amici” anche solo on-line, condividiamo e seguiamo tutto, non vogliamo essere esclusi nemmeno dalle vite degli altri, le tendenze uniformano i nostri gusti ma allo stesso tempo vogliamo dire la nostra, emergere e farci riconoscere. Così la personalizzazione e customizzazione diventa il vetro trend. Con “Le Stylobate…” ognuno crea la sua seduta, il suo “ambiente” dove rilassarsi, il suo oggetto “personale”.Schermata 2017-06-20 alle 19.54.48 Schermata 2017-06-20 alle 19.55.06

Cosa ne pensate? Vi ritrovate con questa mia riflessione?
Che pensieri profondi, vero? Eppure è questo il bello: il design non definisce solo mobili, esprime la nostra cultura, il nostro tempo. Impegnamoci a guardarlo con occhi nuovi!

Enjoy!

Foto Cédric Canaud

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1 Commento
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Genny
Genny
9 anni fa

Ciao Gucki, sono d’accordo con te fino a un certo punto. Da amante studiosa del design, ti muovo dei ragionamenti. È vero che il design non definisce solo mobili, ma la cultura del nostro tempo, però quello che ne risulta non è niente di nuovo. O meglio stiamo rivivendo l’aria degli anni ’60 stilisticamente, anni in cui il design cercava di essere populista, democratico per le nuove tecnologie comunicative in uscita, che ovviamente erano su tutt’altro formato, la cultura della tv, le pubblicità bomba, Anni in cui si creava una vera e propria nuova socialità e diverse forme di aggregazione giovanile e non, contestativa e non. Ti dó alcune date e nomi: Superstudio e Archizoom con le loro anarchitetture, The New Domestic Landscape al MOMA nel ’72, Richard Sapper e Zanuso, la Poltrona Sacco, le Bambole ecc… Anni in cui il design italiano soprattutto predomina, si personalizza, si vive (ma effettivamente da quanti viene comprato?) e finalmente dopo anni di mode imposte è la persona che decide i propri spazi e i propri modi. Ti ritrovi? 🙂